TimeLab vi presenta Bresson e la Street Photography, i reportage di vita quotidiana e il suo fondatore.

Il fotografo francese HENRI CARTIER-BRESSON, il padre del moderno fotogiornalismo, ha ispirato moltissimi fotografi che da lui hanno preso ispirazione. Le sue immagini crude catturano le emozioni dei suoi soggetti e le sue composizioni fotografiche sono fenomenali esempi di sensibilità e produttività artistica.

Henri Cartier-Bresson fu un fotografo che inizio la sua carriera artistica come pittore. Dato il suo interesse e la sua passione per lo studio e l’analisi dei momenti intimi delle persone intorno a lui, passò a quella che tutt’ora viene denominata STREET PHOTOGRAPHY. Nacque nel 1908 a Parigi da famiglia agiata, la filiera di cotone Cartier-Bresson famosa anche fuori dalla Francia,  che gli offrì la possibilità di seguire le sue aspirazioni e i suoi interessi, e di coltivare una vasta cultura umanistica. Attratto e spinto inizialmente alla pittura dal padre e dallo zio Louise, pittore di professione, Cartier-Bresson arriva alla fotografia alla fine degli anni Venti del Novecento.

La cosa che ha reso Bresson un’eccellente reporter di strada fu la sua capacità di immergersi nel contesto e nella vita stessa che voleva andare  a raccontare con i suoi scatti. Viaggiò per tutto il mondo passando moltissimo tempo in ogni luogo in cui si fermasse per immergersi e capire a fondo ogni cultura e le persone che incontrava. Oltre alla sua Parigi, viaggiò dunque in Africa (1930), a Marsiglia (19329, in Italia (1933), a Madrid (1934) e a New York (1935) dove, con esito negativo, sia avvicinò al cinema offrendo i suoi servigi a G.W.Pabst e a Louis Buñuel. A Parigi collaborò con Renoir nel film La Vie est à nous, e nel 1937 dirisse il film-documentario Victoire de la vie. Nel 1937, la rivista Verve gli pubblicò due foto, e altre due nel secondo numero. Sempre nel 1937 Cartier-Bresson lavorò per il quotidiano comunista Ce Soir. La sua straordinaria capacità analitica e la sua empatia gli permisero di raggiungere un livello di comprensione profondo e una conseguente capacità di raccontare in un singolo scatto intere storie ed intere vite.

Timelab e henri-cartier-bresson-il-momento-decisivo-5

“Per me la fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento, così come della precisa organizzazione delle forme che danno all’evento la giusta espressione”.

[Cit.]

Ma è solo dopo il 1947, con una mostra al MoMa di New York, che le fotografie di Cartier-Bresson raggiunsero una vasta eco anche tra il grande pubblico. Da quell’anno Cartier-Bresson lavorò per la Magnum, agenzia fotografica fondata insieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour, e William Vandivert, e si recò in Asia a fare servizi fotografici. Lo sviluppo sociale creò in quegli anni due elementi che saranno fondamentali nella comunicazione sociale occidentale: la rivista fotografica e la figura del fotoreporter.

“Penso che il concetto di artista provenga dalla borghesia del XIX secolo. Ogni essere umano sensibile è potenzialmente un artista. Poi interviene la concentrazione ecc.: Mozart e Haydn erano dipendenti stipendiati in case private. Quanto a noi fotoreporter, non facciamo altro che tenere un diario di viaggio.”

[Cit.]

Henri Cartier-Bresson dedicò moltissimo tempo ed energie alle fotografie di persone e molte delle sue fotografie furono scattate nel mezzo di grandi eventi come guerre e rivoluzioni. Cartier-Bresson iniziò a fotografare con una Krauss, ma passò poi alla Leika. Viaggiò e lavorò con due macchine fotografiche e tre obiettivi da 35, 50 e 135mm. Prese talemnte tanta dimestichezza e competenza con il suo strumento da rendere la sua macchina divenne un’estensione del suo braccio, un elemento anch’esso dell’ambiente in cui lo stesso autore si immergeva. A partire dal viaggio in Asia, Cartier-Bresson iniziò poi ad utilizzare la pellicola da 30 metri che gli invia la Magnum e che lui poi taglia e inserisce nei rullini che numera in sequenza partendo dal numero 1. Nel 1976 arriva al rullino numero 14.000.

Dopo il viaggio in Asia, dove documentò gli ultimi giorni di vita del Mahatma Gandhi e le cui foto vennero utilizzate sulle pagine di Life, Illustrated, France Illustration e Sie und Er, la fama di Cartier-Bresson cominciò ad aumentare. Life gli commissionò un servizio su Pechino, e nel 1949 Cartier-Bresson era diventato il fotoreporter più conosciuto a livello internazionale

L’idea della fotografia di strada è racchiusa nel voler catturare dei momenti particolari colti senza che il soggetto si accorga della macchina fotografica e del fotografo stesso. Per ottenere quest’effetto mimetico Bresson nascose sempre la sua camera coprendola a volte con vestiti o teli in modo da non influenzare le azioni e le emozioni dei soggetti da lui prescelti.

La composizione delle sue fotografie fu sempre ispirata all’arte pittorica a cui si era dedicato prima di diventare fotografo ed era caratterizzata dal fatto che tutto fosse a fuoco: il soggetto, lo scenario e gli oggetti circostanti. Dopo la sua attività fotografica Bresson tornò a dedicarsi alla pittura avendo lasciato nel campo della fotografia il suo personale apporto di sensibilità e capacità narrativa.

Henri Cartier-Bresson è forse stato il fotografo più amato e conosciuto di tutti i tempi, il suo talento è immenso, così come pure la sua perfezione compositiva e ha lasciato un segno indelebile nella storia della fotografia e dell’arte del saper raccontare.

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