TimeLab e L’Arte della Fotografia Paesaggistica

TimeLab e L’Arte della Fotografia Paesaggistica

Catturare l’anima di un luogo:

TimeLab e L’Arte della FOTOGRAFIA PAESAGGISTICA.

A tutti noi è capitato di visitare un luogo meraviglioso, provare delle sensazioni e delle emozioni speciali e di tentare poi di catturarle con la fotografia per poi rivivere quelle esperienze una volta tornati a casa. Spesso però ci si rende conto di avere scattato solo decine e decine di foto piatte, che non dicono nulla. Ciò dipende da una nostra incapacità di imprimere quelle emozioni in una foto, o dal fatto che tutto quell’entusiasmo per quel luogo fosse immotivato?

La domanda è assolutamente lecita e la colpa spesso ricade sul fatto che non si è stati in grado tecnicamente di scattare quella fotografia in modo adeguato. I nostri occhi percepiscono il mondo in tre diverse dimensioni ed inoltre quegli scatti vengono spesso accompagnati da una miriade di altri fattori che ne influenzano l’intensità e la percezione, quali la compagnia di una donna o di amici, il vento, i profumi, il silenzio, ecc.. sensazioni esterne che non possono essere riportate in modo diretto in una fotografia.

La particolarità’ della una fotografia paesaggistica è racchiusa nel dinamismo che contraddistingue i paesaggi Se si scatta una determinata inquadratura e si ritorna dopo qualche giorno nello stesso luogo ci si ritrova senza ombra di dubbio davanti ad uno scenario completamente diverso. E’ proprio questo mondo in mutamento che attira l’attenzione dei fotografi che amano immortalare scene di paesaggi e che restano affascinati dalla spettacolarità’ con la quale la luce si mescola con gli elementi naturali e artificiali del territorio. La maggior difficoltà’ che si incontra scattando questo tipo di foto è’ che deve essere il fotografo stesso a muoversi cercando la giusta angolazione che possa permettergli di trovare l’inquadratura perfetta.

TimeLab e L’Arte della Fotografia Paesaggistica

Come fare quindi?

Prima di tutto dobbiamo ricordarsi che la macchina fotografica lavora su due dimensioni (non tre come i nostri occhi) e che a differenza nostra, non vi è un cervello capace di focalizzarsi su di un dettaglio piuttosto che un altro. Dobbiamo quindi capire prima ancora di scattare quali sono gli elementi compositivi che vogliamo evidenziare.  Prendete il vostro tempo, non andate di fretta, sedetevi se necessario e osservate la bellezza di tutto quello che vi sta attorno. Sentite il rumore delle cicale, il fruscio del vento e il calore del sole. Questi elementi dovrete riportarli in un singolo click e tentare di catturarli è quanto di più difficile possa esistere.

L’esplorazione, il contatto con la natura, sono parte integrante del fotografo che ama i paesaggi. La necessità di trovare un punto di vista perfetto, la luce adatta, ci spingono a muoverci e a non scattare da un semplice belvedere progettato da qualche ingegnere. Ci spinge a stenderci per terra, in mezzo al fango o alla neve se necessario; a salire su di un albero o a rimanere immobili ore e ore in attesa della luce perfetta. Non ha senso fermarsi, fare una foto affrettata e poi andare oltre.

L’immaginazione è una componente molto importante per un fotografo. Una volta capito cosa vi ha spinto a fermarvi e quali sono gli elementi compositivi di maggiore interesse, dovete scegliere cosa inglobare all’interno dello scatto e cosa no. Bisogna immaginare la fotografia prima ancora scattarla per riuscire a realizzare uno scatto memorabile.

La luce è quell’elemento che rende un fotografo tale. Si può fotografare un’intera vita senza capire l’importanza della luce. Non è la macchina fotografica e nemmeno il suo valore monetario a fare la differenza ma è la luce ed il suo variare a rendere più o meno efficace uno scatto. La presenza o l’assenza della luce contribuisce a creare l’atmosfera: in genere si preferisce un’illuminazione scarsa e obliqua per dare un senso di profondità ma anche in questo caso non ci sono particolari norme da seguire e molto è dovuto anche a ciò che nella foto si vuole esprimere.

La composizione fotografica con un soggetto al centro è uno degli errori più comuni di chi approccia il mondo della fotografia. Lo sguardo di chi osserva la foto ricade immediatamente al centro e dopo pochi secondi si stanca, senza “viaggiare” all’interno della nostra scena. Tutti gli altri elementi compositivi andranno in secondo piano e la fotografia risulterà di scarso interesse. Tentate di isolare quell’elemento, dargli rilievo creando una scena, un background, una cornice che lo enfatizzi e lo evidenzi. La regola dei terzi è sicuramente un valido aiuto. Il discorso è molto semplice, cercate di decentrare il soggetto posizionandolo ad 1/3 della scena, in modo da creare anche una profondità all’immagine e di far correre l’occhio qua e la in cerca di altri elementi.

Spesso nelle foto di panorami c’è troppo spazio vuoto sullo sfondo, questo è un difetto. Il cielo limpido e vuoto aggiunge sicuramente una sensazione di spazio e di libertà ma se eccessivo rende vuota l’immagine. Si chiama “spazio negativo” e di per se è da considerarsi un errore compositivo. Esattamente come la regola dei terzi e del soggetto centrale, anche questa può essere infranta. Prendete ad esempio un deserto o una vecchia barca in mezzo ad un lago, in questi casi il vuoto si trasforma in “elemento”, diventa quasi un oggetto che vogliamo inserire nella foto per trasmettere la sensazione di isolamento e di solitudine.

La profondità di campo è poi un elemento molto importante quando si vuole fotografare un panorama. Dobbiamo tentare di lavorare con un diaframma il più chiuso possibile, in maniera da estendere l’area di messa a fuoco e quindi creare una tridimensionalità all’interno dello scatto. Ovviamente, secondo la legge di reciprocità, se noi chiudiamo il diaframma il tempo di scatto aumenta. Qui entra in gioco l’accessorio che non può assolutamente mancare ad un fotografo di paesaggi, un treppiede che ci aiuta evitare l’effetto mosso e ci da la possibilità di lavorare con tempi molto lunghi. Ricordate che gli obbiettivi grandangolari tendono ad offrire molta tridimensionalità oltre ad angolo di visuale enorme e molta profondità di campo. I teleobbiettivi, al contrario, tendono a “schiacciare” le nostre fotografie e renderle piatte.

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La fotografia più grande del Mondo

La fotografia più grande del Mondo

Le curiosità legate al mondo della fotografia sono molteplici, ma certamente quella che vi stiamo proponendo va annoverata tra le più affascinanti in assoluto.

Parigi nella fotografia più grande del Mondo: un progetto davvero originale, addirittura bizzarro.

Realizzata attraverso un programma particolare, unendo diversi scatti realizzati nell’arco di 5 ore, quella di cui stiamo parlando è la più grande immagine del mondo, una fotografia da 26 gigapixel che rappresenta Parigi, una delle città più romantiche di sempre, una vera chicca per gli appassionati di fotografia!

La fotografia più grande del Mondo

Parigi e la fotografia

La foto misura appunto ben 354.159 per 75.570 pixel e la si può vedere su un sito web dedicato, nel quale è possibile spaziare sull’intero scatto, zoommando sui monumenti, sui boulevards o su tutte le aree di interesse, scovando migliaia di particolari nascosti e curiosi.
Si tratta di una sorta di online game, un puzzle focalizzato sull’arte della fotografia e su una capitale, Parigi, tutta da scoprire nel pieno della sua bellezza e dei suoi colori.

La forza della fotografia è proprio quella di riuscire a fermare gli istanti, contribuendo sempre ad arricchire il cassetto dei nostri ricordi.
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