Nasce Aperitivo Clandestino, Social Food Experience

Nasce Aperitivo Clandestino, Social Food Experience

Aperitivo Clandestino è appena nato grazie alla partnership con TimeLab e sbarca nelle principale città lombarde e propone i migliori aperitivi e eventi musicali, teatrali e culturali nella tua città in location inusuali.

L’idea suona semplice, quando la racconti. L’aperitivo, cioè cibo –buono- e da bere –di qualità. Clandestino, perché non lo si voleva organizzare in posti banali, nei soliti locali. Anzi, non lo si vuole organizzare nemmeno in locali alternativi. Un aperitivo che esce dai bar, in pratica, ed entra in posti nuovi. E poi, terzo ingrediente, una proposta culturale. Fatto, no?

Più o meno. Diciamo che abbiamo deciso le prime date, abbiamo scovato dei posti, abbiamo trovato tante idee da diffondere, storie da raccontare, canzoni da ascoltare. Adesso viene il bello, che sarebbe, incastrare tutti i pezzi del puzzle.

Dove si trova? Inizialmente è proposto nelle principali città in Lombardia:

Da aperitivi a Milano ci si sposta verso la provincia per trovare il miglior aperitivo a Monzaaperitivi in Brianza (Vimercate, Merate Desio e dintorni) ma anche aperitivi a Bergamo, aperitivi a Brescia e aperitivi a Varese.

Social Food Experience.

Sicuramente Aperitivo Clandestino vi sorprenderà!

Esperienza all’estero, l’importanza di conoscere la lingua prima di partire.

Esperienza all’estero, l’importanza di conoscere la lingua prima di partire.

Parleremo ora dell’importanza di imparare una lingua o di perfezionarla prima di partire per un’esperienza all’estero.

Hai voglia di partire, metterti alla prova e conoscere il mondo?

Alla radice di un soggiorno all’estero ci può essere la curiosità, la voglia di scoprire e imparare cose nuove, il bisogno di trovare un lavoro che nel tuo paese manca, relazionarsi al nuovo e scoprire se stessi nella scoperta degli altri.. Non dimenticarti che la conoscenza delle lingue straniere nella nostra società è uno degli elementi principali che ti permette di poter comunicare con gli altri; soprattutto nel mondo del lavoro in cui è diventato indispensabile avere la padronanza di almeno una lingua straniera per trovare più facilmente un buon impiego.

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Il FUTURO del GIORNALISMO è nel WEB

Il FUTURO del GIORNALISMO è nel WEB

Il GIORNALISMO ON-LINE (web journalism) è l’attività di giornalismo svolta in rete, attività che, da molteplici punti di vista, non è corretto definire come una diretta filiazione del giornalismo ‘tradizionale’, e lo chiariremo valutandone proprio alcune peculiarità.

La scrittura per il web è una disciplina che si è andata affinando sempre più negli ultimi anni con l’aumentare del numero dei siti presenti in rete e in concomitanza della sempre maggior importanza che i contenuti testuali, e non solo, hanno assunto per l’indicizzazione. Secondo alcuni osservatori tutto questo boom del digitale può aiutare il giornalismo, questi sostengono inoltre che, se le testate tradizionali sono in crisi, l’informazione vive invece la sua miglior stagione di sempre. I giornali sono in crisi, il giornalismo dunque no. Per continuare a migliorare e mantenere questo trend ora però occorrono nuove norme. Forme che distribuiscano equamente le risorse tra tutti gli “attori” in gioco.

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La STAMPA 3D: una rivoluzione in atto

La STAMPA 3D: una rivoluzione in atto

Le stampanti a tre dimensioni sono da alcuni osservatori viste e interpretate come lo strumento del futuro dell’industria, ma non solo, come vedremo; addirittura secondo l’Economist porteranno un giorno chiaramente a una “terza rivoluzione industriale”.

Ma che cos’è una STAMPANTE 3D?

In sostanza stiamo parlando di una macchina che consente di produrre un oggetto solido partendo però da un modello digitale dell’oggetto stesso, realizzato con un software di modellazione. Alcuni articoli e riflessioni sottolineano la portata e importanza di tutto questo, parlando dunque di passaggio rivoluzionario dalla vecchia creazione di documenti alle nuove potenzialità di creazione di oggetti, oggetti tridimensionali. Questi vengono prodotti tramite la sovrapposizione perfetta di strati di polimeri condensati di varia natura in grado di aggregarsi per formare vera e propria materia solida. Il risultato, in poche parole, è la realizzazione di una figura che rispetta tutte e tre le misure nello spazio reale precedentemente realizzata al computer. La stampa 3D: una rivoluzione in atto già nelle nostre case.

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Da qualche anno si fa un gran parlare anche perché ormai la stampante 3d non è più un’esclusiva soltanto delle grandi aziende e delle case di produzione in serie ma ha raggiunto anche l’ambito domestico. Dalla stampa di pezzi per riparare oggetti di casa (come un paio di occhiali rotti), all’oggettistica, fino alla realizzazione casalinga di elementi complessi di ogni genere. Questa rivoluzione è già realtà. Se fino ad un passato recente per stampare un documento, le comuni stampanti a getto d’inchiostro facevano muovere una testina avanti e indietro lungo un asse orizzontale, mentre il foglio sotto di essa scorre lentamente in avanti, la testina rilascia righe sottilissime di inchiostro, una stampante 3D invece si muove lungo tre assi e sovrappone tra loro diversi strati di materiale. Più lo strato è sottile più la stampante ha una buona definizione. In media lo spessore è di 0,1 millimetri, ma ci sono modelli che riescono a stampare sovrapponendo strati di appena 0,02 millimetri. Da parte di tutti i settori dell’industria stiamo inoltre assistendo ad una corsa funzionale a sviluppare, ricercare e utilizzare allora nuovi materiali in questi processi, come per esempio, oltre che materiale plastiche, la fibra di carbonio, i derivati dell’amido di mais biodegradabili e naturali ma anche cellulosa, l’acciaio, i metalli e perfino la cioccolata! Sostanzialmente queste materie vengono racchiusi in una sorta di “cartucce stampante” che contengono dei filamenti di materiale.

Esistono diverse tecnologie per la stampa 3D e le loro differenze principali riguardano il modo in cui sono stampati gli strati: alcuni metodi usano materiali che si fondono o si ammorbidiscono e la modellazione a deposizione fusa , mentre altri depongono materiali liquidi che sono fatti indurire con tecnologie diverse, oppure utilizzando polveri ceramiche, attraverso sistemi di legatura che consentono di stampare materiale di argilla da un modello al computer e che poi va cotto.

Ma che cosa si stampa con le stampanti 3D?

Non c’è praticamente nessun settore in cui la manipolazione di materia secondo forme prestabilite e personalizzate non appaia interessante. La stampa 3D ha toccato i primi utilizzi nell’ambito della prototipazione e ciò ci porta subito a parlare dell’ambito industriale, dove sono usate soprattutto per stampare modelli di futuri prodotti, anche perché questo avviene a costi molto bassi rispetto ai metodi tradizionali. In questo modo si possono testare e sperimentare le caratteristiche dei campioni di pre-produzione realizzandone di molto simili al prodotto finito. In molti prevedono però che con le stampanti 3D in futuro sarà possibile stamparsi di tutto. Alcune società, per esempio, hanno iniziato a usare questi sistemi per permettere ai loro clienti di personalizzare gli oggetti che stanno per acquistare. E già questa – di fatto – è una rivoluzione! Iniziano del resto ad essere disponibili stampanti 3D per uso domestico, legate quindi ad un uso quotidiano e hobbystico. I vantaggi e le potenzialità appaiono davvero importanti: si può creare in proprio dei modelli o modificare alcuni già esistenti (dopo averli scaricati da appositi siti internet). La gamma di oggetti stampabili in proprio è ovviamente amplissima, e va dai portapenne ai supporti per cellulari, passando per i giocattoli e i modellini di treni, aerei e quant’altro, con grande possibilità di personalizzazione. Molto di questo lavoro è stato guidato focalizzato su comunità di utenti fai da te/entusiasti/precoci, con legami con il mondo accademico.

Quali possono essere le applicazioni?

Stampanti 3D per uso edilizio: al di fuori del nostro paese si notano importanti sviluppi soprattutto nella messa a punto del materiale cementizio; per esempio in Cina sono riusciti a stampare 10 case in calcestruzzo in 24 ore. In California, è stata ideata una stampante in grado di costruire una casa di 100mq, con muri e solette. Altri progetti arrivano dalla Spagna: piccoli robot che mentre si muovono su cingoli rilasciano materiale. Grazie alle stampanti 3d è stato anche possibile realizzare abitazioni ecofriendly, come Villa Asserbo, in Danimarca, la costruzione in sole quattro settimane utilizzando 820 fogli di compensato ricavato dalle foreste certificate Finlandesi, attraverso fogli di legno “stampati” con la tecnica del 3D printing in sole quattro settimane e rispettando i dettami dell’architettura green. Gli studi di architettura in questo modo possono avere oltretutto in pochissimo tempo un modello fisico di un progetto realizzato da loro fino a quel momento solo sulla carta, o meglio su AutoCAD. La possibilità di stampare le case non è passata inosservata agli enti spaziali che vorrebbe usare la stessa tecnologia per stampare basi lunari; la Nasa sta pensando ad un sistema per inviare la stampante 3D che sfrutta questa particolare tecnologia su di altri pianeti, in modo da realizzare abitazioni in totale autonomia.

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In campo medicale: attraverso polimeri che simulano le caratteristiche dei tessuti del corpo. Tutto ciò ha dato il là ad un fiorire di nuovi progetti, sperimentazioni e successi: ad Utrecht per esempio è stato effettuato il primo trapianto di cranio stampato in 3D ad un paziente; la calotta cranica è stata realizzata con un resina speciale tramite l’utilizzo di una stampante 3D. Un chirurgo a Newcastle ha operato invece, per la prima volta al mondo, una persona malata di tumore sfruttando proprio i vantaggi di questo tipo di stampa, tramite una precisa ricostruzione in 3D del bacino ed una riproduzione fedele realizzata con polvere di titanio. La grande sfida in questo campo è quella di usare questa stampa per creare modelli personalizzati di protesi da impiantare, in modo che si adattino al meglio a chi le dovrà utilizzare (risparmiando oltretutto anche una notevole mole di denaro). Altri esperimenti stanno andando nella direzioni di aumentare invece i normali parametri umani, per esempio usando un misto di cellule e nanoparticelle, un polimero organico e una piccola antenna di metallo, gli scienziati di Princeton hanno stampato in 3D un orecchio in grado di percepire frequenze oltre le normali capacità umane. Per quanto concerne invece il settore della farmacologia, sono state implementate soluzioni che permettono di realizzare farmaci personalizzati. Un team di ricercatori di inglesi ha creato infatti una stampante che consente non solo di stampare compresse uguali ad altre già esistenti, ma anche di creare farmaci personalizzati per ogni paziente.

In campo alimentare: realizzazione di oggetti in zucchero che si prestano particolarmente alla realizzazione di particolari sculture dal design “dolce” attraverso glasse. Anche per realizzare decorazioni in cioccolato esiste un apposito modello di stampante, che consente di produrre in pochi secondi qualsiasi forma proveniente da un modello CAD in fantastiche decorazioni commestibili, plasmabile quando è caldo, rigido quando si raffredda.

Nella didattica: l’utilizzo delle stampanti tridimensionali nelle scuole può risultare estremamente utile, fino a “capovolgere il rapporto tra gli studenti e le materie tecniche” secondo alcuni esperti.

Nell’arte: pressoché infinite sono, le possibili applicazioni della stampa tridimensionale in campo artistico, pensa al mondo dell’arte contemporanea o alla riproduzione di monumenti e sculture. Particolarmente utile si può rivelare nella riproduzione di preziosi, delicati o malandati manufatti dei beni culturali, dove il contatto diretto delle sostanze di stampaggio tradizionale potrebbe danneggiare la superficie dell’oggetto originale. Oggi c’è la possibilità di stampare utilizzando sabbia e un particolare inchiostro che si trasformano in roccia, nel settore del design, in particolare nell’interior design (tanto più in questo settore, niente è meglio di un modello reale per valutare la validità e bontà di un’idea).

Altre applicazioni includerebbero la ricostruzione dei fossili in paleontologia, la replica di manufatti antichi e senza prezzo in archeologia.

Ecco che sempre più creativi scelgono di dotarsi di una stampante 3D per avere in pochi secondi in mano l’oggetto pensato. Il successo è tale in questo ambito che spopolano oramai corsi, concorsi e mostre legate a questo settori, store dedicati alla vendita esclusiva di sistemi per la produzione di prototipi (online si trovano già i file di molti progetti realizzati da altri e condivisi). Con la “rivoluzione” 3D ci sarà anche spazio per alcune nuove professioni, ovvero l’artigianato diventerà sempre più digitale. Un settore che sta crescendo, mentre negli ultimi anni il costo delle stampanti 3D si è considerevolmente contratto.

Per concludere, che sia un giocattolo, un paio di occhiali, pezzi di ricambio, cover per il cellulare, oltre che utilizzi più in serie, la tecnologia di stampa 3d appare davvero rivoluzionaria La stampa 3D si può dunque affiancare ai metodi più tradizionali dando nuove possibilità e prospettive. Certo, i limiti sono soprattutto nel materiale e nell’utilizzo di più colori per uno stesso oggetto: le plastiche non sono solitamente un materiale percepito come nobile per esempio, e la complessità nel realizzare oggetti a più colori per le stampanti più economiche non è condizione ideale per creare oggetti che non siano prototipi. È indubbio però che la stampa 3D offra enormi opportunità e possa portare a un cambiamento sensibile degli attuali processi industriali attraverso nuove possibilità e un importante cambiamento nel modo di progettare e soprattutto di produrre le cose che ci stanno intorno. Uno dei cambiamenti più radicali apportato dalla stampa 3D è il rapporto tra produttore e cliente raggiungendo un livello di personalizzazione mai avuto prima, in qualsiasi ambito. Per molte cose potremmo non dover più andare nei negozi, potremmo farci da soli un componente che manca a qualcosa che ci serve.

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Dog Training: Come educare il nostro amico a quattrozampe

Dog Training: Come educare il nostro amico a quattrozampe

Come educare il nostro amico a quattrozampe?

Secondo alcuni esperti il primo errore in assoluto è il non essere a conoscenza proprio di cosa voglia dire occuparsi di un cane; spesso infatti si comincia sottovalutando l’impegno: prima di ‘adottare’ un cane rifletti sulle tue capacità di gestire e risolvere possibili atteggiamenti indesiderati come problemi comportamentali.

Entriamo un po’ più a fondo della questione. Sapere cosa fare è di vitale importanza con il nostro fido compagno. Comprendi prima come ragiona il tuo cane se vuoi che lui comprenda te.

Per non farti tirare al guinzaglio innanzitutto usane uno lungo in modo che il cane, quando è fuori, possa sentirsi libero e riesca ad annusare per terra. Se lui tira e tu gli vai dietro avvallando questo suo comportamento: è come dargli il tuo consenso. Devi invece metterlo nelle condizioni di non aver bisogno di tirare e la formula vincente in questo caso sarà quella che prevede un guinzaglio lungo e quindi il fermarsi o cambiare direzione quando l’animale inizierà a tirare.

Bisogna essere consapevoli che non è soltanto per la felicità del cane che si rende indispensabile la quotidiana passeggiata, farlo socializzare e interagire con gli altri suoi simili, ma è anche perché, se non fatto con regolarità, il cane molto probabilmente potrà in seguito dare seri problemi. Non dimenticarti che i cani soffrono di solitudine e sono quindi sconsigliati a chi lavora e dovrebbe lasciarli da soli più di 6 ore al giorno: il cane è un animale sociale, rimanere da solo non è una condizione a lui congeniale.

Se il cane ringhia e si scaglia contro i passanti, può essere solamente per proteggerti, ma può essere anche solo paura di altre persone o situazioni insolite.

Se il cane non fa quello che gli chiedi è forse solo perché non capisce cosa vuoi da lui.

Parola ad un esperto ora. Secondo Aldo La Spina (considerato il primo “cinogogo” d’Italia) il cane è un soggetto con una propria vita mentale ed emotiva, condivide emozioni semplici e complesse, attraversa fasi di umore diverso, prova sentimenti e paure. Secondo lui l’uomo deve ambire alla comprensione reciproca e alla solidarietà della coppia cane-partner umano e dell’insieme cane-famiglia-società umana. Il consiglio è di provare ad attuare un approccio “olistico” alle situazioni problematiche non dimenticando che il nostro rapporto con i cani è cambiato radicalmente negli ultimi decenni, con l’urbanizzazione e tutto quello che ne è seguito. Bisogna imparare a “pensare” e “sentire da cane” attraverso svariati esercizi di immedesimazione per “mettersi nei peli del cane”. Un esercizio, per esempio, è quello chiamato “A quattro zampe”: per comprendere le peculiarità e le difficoltà visive del nostro animale, soprattutto quella nel guardare all’indietro, una persona sta ferma carponi e deve alzare la testa senza alzare le braccia per guardare qualcosa che l’istruttore porta in mano e che lui deve cercare di prendere. Chi conduce l’esercizio sposta l’oggetto, facendo girare la testa alla persona. Chi fa l’esperienza “da cane” si accorge subito che noi umani, in piedi, abbiamo una visione migliore; stando a quattro zampe non si riesce ad alzare bene la testa. Eppure noi in genere cerchiamo di fargli fare proprio quello! Invece dobbiamo fargli vedere le cose di fronte e di fianco: per vedere in alto e all’indietro il cane invece deve potersi sedere.

Bisogna far sì allora che cane e proprietario si conoscano in modo profondo, entrino in una relazione, che comprendano ciò che provano l’uno per l’altro.

Il cane non è un tuo strumento. Non è neppure un semplice animale da compagnia. Proprio nell’attuale vita artificiale e urbana, il cane rappresenta un legame prezioso con la natura, la spontaneità e la semplicità ma non bisogna in nessun modo idealizzarlo o antopomorfizzarlo, aspettandosi che risponda a tutte le tue attese e pretese. Questa sarà la bellezza e la ricchezza del rapporto con lui: mettiti nell’ottica di imparare ad entrare in relazione con l’alterità naturale. Non è scontato che il tuo cane ti ubbidisca oppure che venga subito al richiamo. Perché dovrebbe interrompere quello che sta facendo, le emozioni che sta vivendo, lasciare gli odori che sta fiutando, i suoi giochi ed esplorazioni? Il cane lo fa se ne comprende la motivazione. Viceversa potresti alterare il suo comportamento, rendendolo aggressivo o frustrato. Cerca di conoscere e rispettare il loro linguaggio, i loro sensi, le loro sensibilità, la loro struttura fisica e mentale. La sfida allora è quella di saper “leggere” i messaggi che ci danno attraverso le posture, i vocalizzi e così via.

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Se il tuo cane non riesce a smettere di grattarsi dietro le orecchie oppure di leccare quella irritazione sulle zampe, potresti cominciare con l’eliminare il cibo contenente coloranti alimentari, che potrebbero provocare reazioni allergiche. Leggi le etichette dei prodotti che acquisti e controlla che non ci siano tinte alimentari. O magari potrebbe essere un’allergia stagionale. Oppure la reazione del cane potrebbe essere provocata dalle sostanze chimiche contenute nei detersivi che usi per lavare lenzuola e copridivani.

Quando invece il cane non riesce a stare solo si parla di ansia da separazione: a volte capita che un cane del canile spesso sviluppi in poco tempo un attaccamento al nuovo padrone che diventa un punto di riferimento, la sua sicurezza nel nuovo ambiente. I sintomi sono: abbai continui, distruzioni, feci e urine sparse per casa. E’ importante fargli capire da subito che ogni tanto dovrà stare da solo. Il modo migliore per abituarlo gradualmente è ignorarlo completamente almeno 3 volte al giorno per mezz’ora circa. In questo modo il cane tenderà meno a diventare “padrone pendente”. l

Analizziamo ora il caso relativo alla convivenza fra cani e bambini. Prima dell’arrivo a casa del bambino, dovresti iniziare ad abituare il cane a ricevere meno attenzioni. In questo modo il cane non può collegare l’arrivo del bimbo con la diminuzione dell’attenzione. Ed è bene anticipare tutto ciò di qualche tempo. Fai annusare poi i vestiti del bambino appena nato e della madre proprio per abituare il cane ai nuovi odori. Mentre all’arrivo del bambino lascia che il cane lo possa avvicinare proprio per annusarlo e conoscerlo. Il cane deve imparare a capire di cosa si tratta. Non mandarlo via quando si avvicina al piccolo, a meno che non ci siano reali pericoli. La cosa più importante è che il bambino rappresenti per il cane qualche cosa di positivo, quindi, quando il bambino è presente, cercare di dare il maggior numero di attenzioni al cane, lasciare cadere dei pezzettini di cibo, accarezzarlo, parlare e giocare con lui.

A proposito, come accarezzare il cane? Ancora una volta è tutta una questione di comunicazione e come accade che ci siano incomprensioni tra umani, ancora di più è possibile che ci siano tra cani e umani visto che non parliamo la stessa lingua. In altre parole, è bene essere sicuri che la bellissima intenzione di mostrare interesse e affetto al cane sia percepita per quello che è e non come una minaccia. Evita di toccarlo da dietro e dall’alto e in generale di coglierlo di sorpresa. Generalmente le zone dove i cani preferiscono essere accarezzati sono dietro le orecchie, all’attaccatura della coda, e sul petto, mentre di solito i cani non amano essere toccati sulla testa, sulle zampe e sulla coda. Comunque è molto importante avvicinarsi delicatamente e fargli vedere e sentire la propria presenza e mettersi alla loro altezza, magari sedendosi per terra o accucciandosi, così da evitare che si senta in pericolo. In quest’ottica è anche sconsigliato piegarsi sul cane, si rischia che pensi che la minaccia si stia avvicinando pericolosamente dall’alto.
Bisognerebbe sempre permettere al cane di capire chi ha davanti e il modo migliore è, dopo essersi messi alla sua altezza, allungare la mano verso il suo muso e lasciare che la odori. Cercare di chiamarlo per nome prima di toccarlo e non disturbarlo mentre riposa.

In conclusione non dimenticarti che noi umani possiamo ricevere tanto dal cane: il senso della libertà e della naturalità, la bellezza di seguire gli istinti e la pienezza delle emozioni. Cerca di godere a pieno di questa possibilità unica e speciale e non dimenticarti che se il cane ha problemi gravi, si rende assolutamente indispensabile rivolgersi a un professionista, non possiamo pretendere di sapere tutto.

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Come iniziare a cantare?

Come iniziare a cantare?

Come si fa ad imparare a cantare? C’è un percorso che aiuti l’autodidatta a migliorare l’utilizzo della propria voce, cercando di sviluppare una base tecnica con esercizi specifici? TimeLab ti introduce nel mondo della musica.

Iniziamo col dire che l’uomo non è nato per cantare ma con allenamento ognuno di noi può imparare a farlo. Solo il 5% delle persone, per problemi legati all’udito e a una parte specifica del cervello, non hanno la possibilità o sono molto limitate nell’apprendimento dell’arte canora. Sicuramente la scelta migliore per sviluppare la tecnica del canto è seguire lezioni da professionisti poichè, in questo come in molti altri campi, la strada dell’autodidatta non è un percorso semplice né sempre efficace e a volte dannoso. Imparare a cantare non è di sicuro un percorso breve e privo di fatica, si tratta di un’arte precisa e che richiede tecnica e dedizione.

Il canto è un mezzo straordinario per esprimere le proprie emozioni e comunicare. Difficile spiegare cosa rappresenti cantare, per chi ama farlo. Cantare, lasciare l’anima libera di esprimersi, di disegnare nell’aria, magari anche di stagliarsi sugli strumenti musicali che ci accompagnano, mentre le tensioni si sciolgono in quei suoni così come le emozioni, come in una tavolozza di colori. Se ci accorgiamo che cantare rappresenta per noi qualcosa di più che scimmiottare con gli amici l’ultima hit propinata dallo spot di turno, se possiamo intravedere in noi questa tendenza ad usare la voce fin dagli albori del nostro stare al mondo, se sentiamo di avere un potenziale nella nostra voce e nel nostro cuore, se, insomma, adoriamo la musica, cantare ci fa stare bene e vorremmo coltivare seriamente questo hobby facendolo diventare qualcosa di più, allora l’obiettivo sarà senza dubbio quello di trovare un buon maestro.

Ciò che differenzia tra loro i diversi insegnanti di canto sono i metodi applicati e gli obbiettivi che si vogliono raggiungere. In questo variegato ed articolato panorama, la realtà rimane sempre e comunque la stessa: imparare a cantare non è complicato, sono tutti concetti relativamente semplici e naturali. Imparare ad un livello base è possibile, quasi istintivo, così per cantare come per camminare. E’ comunque necessaria la presenza di un valido istruttore a cui ispirarsi, che sappia trasmetterti l’approccio, indicarti il cammino, e che sia anche in grado di dimostrare con esempi comprensibili e concreti ciò che ti vuole insegnare. Ci vogliono poi studio, tempo e dedizione per raffinare la propria tecnica ed arrivare ad un livello avanzato. La tecnica è fondamentale. Decidere di darsi al canto da autodidatta può avere conseguenze anche gravi: è in gioco la salute delle vostre corde vocali e dell’intero apparato fonatorio. Sforzarsi nel canto in maniera scorretta, imitare il particolare modo del vostro cantante preferito di usare la voce, potrebbe portare, in una parola, a giocarvi la voce. Inoltre, i risultati non sarebbero soddisfacenti, impiegando più tempo per un risultato peggiore, che praticamente si nullifica.

Il canto è un’arte, apprenderla richiede impegno, passione, sacrificio, pazienza, studio. Se siete sostenuti dalla seconda delle cose citate, non fatevi scoraggiare. Bisogna imparare a conoscere, amare, coltivare la propria voce, per permetterle di esprimere al massimo il suo potenziale ricordandosi che per imparare a cantare non è mai troppo tardi.

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Come iniziare a cantare? Ecco qui un piccolo prontuario con curiosità e su quello che vi aspetta accostandovi alle lezioni e al meraviglioso e appassionante mondo del canto. In ogni caso non si può costruire una casa senza le fondamenta.

I fattori fondamentali per migliorare la propria tecnica vocale sono la costanza e la determinazione. Non sarà facile all’inizio, ma l’assiduità nell’esercizio e la voglia di farcela sono sicuramente i valori aggiunti di un cantante emergente. Dovete riuscire a liberare la voce dalle costrizioni delle cattive abitudini in maniera da riuscire ad utilizzarla in quanto artisti, ovvero a comunicare emozioni attraverso l’uso della voce. Vedetela come un allenamento di atletica leggera: nessuno riuscirebbe a correre una maratona senza allenamento, neanche chi è già dotato di talento naturale. L’addestramento vocale vi permetterà di gestire al meglio la coordinazione del vostro corpo. Va sottolineato che questi esercizi servono effettivamente alla voce, sia per la resistenza che per la prevenzione dei tanto famosi problemi alle corde vocali. Insomma, se è vero che una bella voce è solitamente un dono naturale, è anche vero che essa deve essere esercitata, nel senso che non può bastare per essere in grado di cantare. Come un qualsiasi strumento musicale, non basta possederlo, ma bisogna saperlo usare. Non vi aspettate subito di sfoderare un bel falsetto o un decorato vibrato: tutto parte dalla postura che deve essere sicura e rilassata al tempo stesso; la posizione migliore per cantare è in piedi, dritti ma non rigidi. E’ molto importante non irrigidirsi, essere sciolti pur mantenendo un buon tono muscolare. Per farsi un’idea può essere utile osservare dei cantanti lirici, che in genere adottano una postura ideale all’emissione vocale. Un altro aspetto fondamentale è legato alla respirazione: esercitati nell’apertura della gola, rilassa/apri leggermente le mandibole, fai degli esercizi di respirazione. Apri la gola muovendo leggermente le articolazioni mandibolari; una buona idea è anche quella di esercitare la voce seguendo delle scale per pianoforte in modo da esercitare il tuo udito. Dopo aver affrontato postura e respirazione, sarà anche la volta della dizione, dell’interpretazione e della tecnica microfonica. E’ importante, ovviamente, anche imparare a prendere confidenza con quel compagno di viaggio che è il microfono. E si procederà quindi alla caccia del repertorio che ci è più congeniale.

Un buon approfondimento sulla tecnica vocale prevederà anche informazioni e pratiche relative all’anatomia delle strutture preposte al canto, al funzionamento delle corde vocali;
e i relativi accorgimenti per salvaguardarle; il modo di muoversi sul palcoscenico e come acquisire carisma e presenza scenica, il modo di emozionarsi e trasmettere emozioni; il concetto di registri vocali e la loro localizzazione sia per le voci maschili che per le voci femminili; il concetto di estensione vocale e quale estensione ci si aspetta rispetto alle varie classificazioni vocali; le basi di teoria musicale; la conoscenza della tastiera del pianoforte; la conoscenza degli accordi e del concetto di tonalità di un brano; le caratteristiche e i parametri di un buon microfono e il suo uso corretto e la corretta regolazione nelle performances dal vivo. Studiare canto porterà anche benefici alla respirazione, alla dizione, alla voce anche quando si parla.

Infine un suggerimento: ascoltate tanta musica e ascoltatela con un orecchio attento, tenete il tempo delle canzoni battendo un piede o con la mano, cercate di prestare attenzione ad ogni singolo strumento che riconosci nei brani, che strumenti sono e le parti che suonano. Questo è un esercizio vero e proprio che serve ad allenare il tuo orecchio musicale e a farti pensare in maniera più “intonata” e “ritmica. Potresti anche prendere la decisione di acquistare una tastiera per cominciare e imparare le cose basilari: le note, le pause, le alterazioni. Usa un registratore per controllare se stai cantando nel tono giusto ed abbastanza forte rispetto al registro del microfono. Ascoltando la registrazione sarai in grado di scoprire gli errori che fai, prima che diventino una brutta abitudine. Pensa alle parole e all’atmosfera generale della canzone. Una canzone piatta e che non trasmette emozioni non è una buona canzone. Vai ad ascoltare concerti dove ti è possibile e così avrai l’occasione di rubare un’infinità di piccoli e grandi segreti.

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