Nasce Aperitivo Clandestino, Social Food Experience

Nasce Aperitivo Clandestino, Social Food Experience

Aperitivo Clandestino è appena nato grazie alla partnership con TimeLab e sbarca nelle principale città lombarde e propone i migliori aperitivi e eventi musicali, teatrali e culturali nella tua città in location inusuali.

L’idea suona semplice, quando la racconti. L’aperitivo, cioè cibo –buono- e da bere –di qualità. Clandestino, perché non lo si voleva organizzare in posti banali, nei soliti locali. Anzi, non lo si vuole organizzare nemmeno in locali alternativi. Un aperitivo che esce dai bar, in pratica, ed entra in posti nuovi. E poi, terzo ingrediente, una proposta culturale. Fatto, no?

Più o meno. Diciamo che abbiamo deciso le prime date, abbiamo scovato dei posti, abbiamo trovato tante idee da diffondere, storie da raccontare, canzoni da ascoltare. Adesso viene il bello, che sarebbe, incastrare tutti i pezzi del puzzle.

Dove si trova? Inizialmente è proposto nelle principali città in Lombardia:

Da aperitivi a Milano ci si sposta verso la provincia per trovare il miglior aperitivo a Monzaaperitivi in Brianza (Vimercate, Merate Desio e dintorni) ma anche aperitivi a Bergamo, aperitivi a Brescia e aperitivi a Varese.

Social Food Experience.

Sicuramente Aperitivo Clandestino vi sorprenderà!

Come realizzare foto eccezionali in condizioni di “criticità”

Come realizzare foto eccezionali in condizioni di “criticità”

E’ arrivata la stagione della fotografia: le giornate si allungano, alba e tramonto si susseguono portando con se colori magnifici, è il momento di rispolverare la propria fotocamera, pulire le lenti, i sensori, uscire, lasciarsi ispirare e…realizzare foto eccezionali!

Tuttavia, sembra che le brutte giornate non siano terminate, ma non possiamo perdere altro tempo. Il momento di apprender di più sulla fotografia è qui ed ora: ciò non richiede una scienza infusa, ma, più semplicemente, la ferma volontà di saper fare buone foto istintivamente, anche in condizioni ambientali critiche. Quest’arte può essere appresa, per realizzare foto eccezionali è sufficiente solo un po’ di buona volontà e … qualche segreto.

Come realizzare foto eccezionali in condizioni di “criticità”? Vorresti apprenderne qualcuno? Eccolo.

1. Scegli l’apparecchiatura giusta

(altro…)

Come fotografare i FUOCHI D’ARTIFICIO?

Come fotografare i FUOCHI D’ARTIFICIO?

Manca poco al nuovo anno.
In questo periodo i cieli saranno illuminati a giorno da innumerevoli spettacoli pirotecnici in molte città.
Non ti sembra un’ottima occasione per mettere alla prova le tue abilità fotografiche?

Ma come fotografare i fuochi d’artificio? Ottenere buone foto non è difficile, ma per farlo nel modo migliore dei modi è meglio porre attenzione ad alcuni aspetti. Fotografare fuochi pirotecnici, a capodanno, o in qualsiasi altra occasione, può riservare molte soddisfazioni a patto di seguire alcune regole per impostare la fotocamera o lo smartphone in modo che i risultati siano all’altezza dell’occasione.

Non dimenticare però che più che in altri casi, nel fotografare i fuochi artificiali c’è una certa aleatorietà, in primis perché non potrai mai sapere o prevedere esattamente come lo spettacolo si svolgerà. Se questo durerà abbastanza a lungo, concediti qualche esperimento durante i primi fuochi. Appena arrivi sul posto, mentre sei in cerca della posizione ideale, scegli dei particolari interessanti che fungano da sfondo. Ciò renderà le tue foto più interessanti. La cosa migliore sarebbe posizionarsi in un posto sopraelevato, ad una certa distanza quindi da dove i fuochi vengono sparati, e da dove si trova la gran parte del pubblico. Chiediti anche in che direzione soffia il vento: durante l’esecuzione dello show si creano infatti grandi quantità di fumo e trovarsi controvento rispetto alla scena potrebbe impedire di scattare foto di qualità. Tieni presente anche che per dare un tocco complesso alle tue realizzazioni potrai includere anche una parte di paesaggio, o se ti trovi vicino ad una riva di un lago decidere di sfruttare il riflesso dei fuochi sull’acqua.

Facciamo un passo alla volta, innanzitutto controlliamo cosa dovrai portare con te:
– Bè, sembra scontato dirlo, in primo luogo una macchina fotografica, digitale o analogica, che abbia un tempo di esposizione molto elevato, e ciò in questo caso è realmente fondamentale. Un tempo di esposizione di 30 o più secondi è buono.
– Un treppiede per tenere ferma la macchina è altresì importante per ottenere buoni risultati. Se proprio non hai un cavalletto trova un buon punto di appoggio.
– Per lo stesso motivo tornerà comodo un controllo remoto per lo scatto, per evitare di imprimere vibrazioni alla fotocamera quando premi il pulsante di scatto. Nel caso non potessi procurarlo, potrai usare comunque lo scatto ritardato, avendo poi due alternative: premere il tasto di scatto sulla fotocamera e tenerlo premuto molto dolcemente, cercando di muoversi il meno possibile oppure usare l’autoscatto dopo due secondi impostando un tempo di pochi secondi.
– Porta una torcia, dato che sarà buio. Potrai controllare i progressi delle tue foto e accedere al reset delle impostazioni se necessario e avvisare della tua presenza eventuali spettatori ancora con il naso all’insù.

Fuochi-capodanno-TimeLab

Aspetta di vedere i primissimi lanci dei fuochi per stabilire la giusta posizione di ripresa. Lascia quindi un po’ di spazio nella parte superiore dell’inquadratura, per bellezza e sicurezza, visto che spesso i lanci successivi saliranno più in alto dei primi. Dovresti, inoltre, disattivare tutti gli automatismi, a meno che la fotocamera, o lo smartphone, non abbia un programma di ripresa per fuochi artificiali ad hoc oltre ai tradizionali “ritratto”, “panorama” e “macro. Se possibile, disattiva anche l’autofocus e metti a fuoco su “infinito”. Per quanto riguarda l’apertura tendenzialmente, sarà meglio usarne una stretta, ad esempio f/11, per avere una profondità di campo elevata, vista la dimensione dei fuochi. Potrebbe comunque andare bene anche un’apertura un po’ più ampia. Diaframmi troppo chiusi (ad es. f/22) comportano immagini morbide e poco definite a causa della diffrazione. Diaframmi eccessivamente aperti obbligano ad impostare tempi di esposizione troppo brevi, che non permettono di registrare l’intera vita del fuoco. Non temere che l’apertura sia troppo chiusa, perché i fuochi sono molto luminosi, quindi non rischi la sottoesposizione. Dopo ogni scatto verificare l’esposizione. Se la foto ottenuta risulta troppo chiara, chiudere un po’ il diaframma, se è troppo scura, aprilo. Se la quantità fuochi impressi sullo scatto è esagerata, l’immagine diventa dispersiva; conviene quindi ridurre il tempo di esposizione. Non esiste una regola specifica a riguardo: la durata dello scatto deve essere regolata in funzione della frequenza con cui vengono lanciati i razzi pirotecnici.
Non fare mai scattare il flash, è inutile e dannoso: mettilo a “OFF”. Dai un’occhiata al manuale d’uso per impostare la sensibilità, la cosiddetta ISO: dovrebbe essere regolata non in automatico, ma al valore fisso di 100 o 200.

Dopo qualche scatto di prova, rivedendo il risultato sul display, puoi naturalmente modificare il tempo di scatto o il diaframma, dato che i risultati possono variare in base alla tua distanza dai fuochi e alla loro “potenza” luminosa. Dipende anche da quante scie vuoi immortalare: maggiore è il tempo di scatto, più numerose saranno in foto. Ma non esagerare altrimenti la foto verrà quasi interamente piena di luce e troppo confusa.

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Piccolo trucco: cerca di anticipare il fuoco (ad intuito), scattando poco prima della partenza del razzo, in modo da “registrare” sull’immagine anche la cosiddetta “scia di salita”. E se volessi raccogliere più fuochi in uno stesso scatto? Molte delle foto di fuochi artificiali visibili su Internet presentano diversi fuochi contemporaneamente. Si tratta spesso di foto molto spettacolari. In realtà per ottenere scatti come questi, non è necessario attendere e sperare che due fuochi vengano sparati nello stesso momento. Puoi invece usare le modalità speciali in cui l’otturatore rimane aperto a piacimento. La procedura è semplice. Quando finisce il primo fuoco, non chiudere l’otturatore. Poni invece qualcosa di molto scuro davanti all’obiettivo (ad esempio il tappo dell’obiettivo stesso). Quando parte il fuoco successivo scopri l’obiettivo e ricoprilo quando finisce. Procedi così fino a che non avrai “raccolto” il numero di fuochi che desideri. Fai solamente attenzione che questa procedure non può proseguire all’infinito poiché troppi fuochi nella stessa immagine, invece che migliorarla, potrebbero renderla troppo confusionaria.

Ecco, ora sei pronto a tuffarti nel mondo delle foto spettacolari dei fuochi d’artificio.
Usa la tua fantasia e intuizione per immortalare degnamente questi magici momenti.

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Buone feste!!!

TimeLab e L’Arte della Fotografia Paesaggistica

TimeLab e L’Arte della Fotografia Paesaggistica

Catturare l’anima di un luogo:

TimeLab e L’Arte della FOTOGRAFIA PAESAGGISTICA.

A tutti noi è capitato di visitare un luogo meraviglioso, provare delle sensazioni e delle emozioni speciali e di tentare poi di catturarle con la fotografia per poi rivivere quelle esperienze una volta tornati a casa. Spesso però ci si rende conto di avere scattato solo decine e decine di foto piatte, che non dicono nulla. Ciò dipende da una nostra incapacità di imprimere quelle emozioni in una foto, o dal fatto che tutto quell’entusiasmo per quel luogo fosse immotivato?

La domanda è assolutamente lecita e la colpa spesso ricade sul fatto che non si è stati in grado tecnicamente di scattare quella fotografia in modo adeguato. I nostri occhi percepiscono il mondo in tre diverse dimensioni ed inoltre quegli scatti vengono spesso accompagnati da una miriade di altri fattori che ne influenzano l’intensità e la percezione, quali la compagnia di una donna o di amici, il vento, i profumi, il silenzio, ecc.. sensazioni esterne che non possono essere riportate in modo diretto in una fotografia.

La particolarità’ della una fotografia paesaggistica è racchiusa nel dinamismo che contraddistingue i paesaggi Se si scatta una determinata inquadratura e si ritorna dopo qualche giorno nello stesso luogo ci si ritrova senza ombra di dubbio davanti ad uno scenario completamente diverso. E’ proprio questo mondo in mutamento che attira l’attenzione dei fotografi che amano immortalare scene di paesaggi e che restano affascinati dalla spettacolarità’ con la quale la luce si mescola con gli elementi naturali e artificiali del territorio. La maggior difficoltà’ che si incontra scattando questo tipo di foto è’ che deve essere il fotografo stesso a muoversi cercando la giusta angolazione che possa permettergli di trovare l’inquadratura perfetta.

TimeLab e L’Arte della Fotografia Paesaggistica

Come fare quindi?

Prima di tutto dobbiamo ricordarsi che la macchina fotografica lavora su due dimensioni (non tre come i nostri occhi) e che a differenza nostra, non vi è un cervello capace di focalizzarsi su di un dettaglio piuttosto che un altro. Dobbiamo quindi capire prima ancora di scattare quali sono gli elementi compositivi che vogliamo evidenziare.  Prendete il vostro tempo, non andate di fretta, sedetevi se necessario e osservate la bellezza di tutto quello che vi sta attorno. Sentite il rumore delle cicale, il fruscio del vento e il calore del sole. Questi elementi dovrete riportarli in un singolo click e tentare di catturarli è quanto di più difficile possa esistere.

L’esplorazione, il contatto con la natura, sono parte integrante del fotografo che ama i paesaggi. La necessità di trovare un punto di vista perfetto, la luce adatta, ci spingono a muoverci e a non scattare da un semplice belvedere progettato da qualche ingegnere. Ci spinge a stenderci per terra, in mezzo al fango o alla neve se necessario; a salire su di un albero o a rimanere immobili ore e ore in attesa della luce perfetta. Non ha senso fermarsi, fare una foto affrettata e poi andare oltre.

L’immaginazione è una componente molto importante per un fotografo. Una volta capito cosa vi ha spinto a fermarvi e quali sono gli elementi compositivi di maggiore interesse, dovete scegliere cosa inglobare all’interno dello scatto e cosa no. Bisogna immaginare la fotografia prima ancora scattarla per riuscire a realizzare uno scatto memorabile.

La luce è quell’elemento che rende un fotografo tale. Si può fotografare un’intera vita senza capire l’importanza della luce. Non è la macchina fotografica e nemmeno il suo valore monetario a fare la differenza ma è la luce ed il suo variare a rendere più o meno efficace uno scatto. La presenza o l’assenza della luce contribuisce a creare l’atmosfera: in genere si preferisce un’illuminazione scarsa e obliqua per dare un senso di profondità ma anche in questo caso non ci sono particolari norme da seguire e molto è dovuto anche a ciò che nella foto si vuole esprimere.

La composizione fotografica con un soggetto al centro è uno degli errori più comuni di chi approccia il mondo della fotografia. Lo sguardo di chi osserva la foto ricade immediatamente al centro e dopo pochi secondi si stanca, senza “viaggiare” all’interno della nostra scena. Tutti gli altri elementi compositivi andranno in secondo piano e la fotografia risulterà di scarso interesse. Tentate di isolare quell’elemento, dargli rilievo creando una scena, un background, una cornice che lo enfatizzi e lo evidenzi. La regola dei terzi è sicuramente un valido aiuto. Il discorso è molto semplice, cercate di decentrare il soggetto posizionandolo ad 1/3 della scena, in modo da creare anche una profondità all’immagine e di far correre l’occhio qua e la in cerca di altri elementi.

Spesso nelle foto di panorami c’è troppo spazio vuoto sullo sfondo, questo è un difetto. Il cielo limpido e vuoto aggiunge sicuramente una sensazione di spazio e di libertà ma se eccessivo rende vuota l’immagine. Si chiama “spazio negativo” e di per se è da considerarsi un errore compositivo. Esattamente come la regola dei terzi e del soggetto centrale, anche questa può essere infranta. Prendete ad esempio un deserto o una vecchia barca in mezzo ad un lago, in questi casi il vuoto si trasforma in “elemento”, diventa quasi un oggetto che vogliamo inserire nella foto per trasmettere la sensazione di isolamento e di solitudine.

La profondità di campo è poi un elemento molto importante quando si vuole fotografare un panorama. Dobbiamo tentare di lavorare con un diaframma il più chiuso possibile, in maniera da estendere l’area di messa a fuoco e quindi creare una tridimensionalità all’interno dello scatto. Ovviamente, secondo la legge di reciprocità, se noi chiudiamo il diaframma il tempo di scatto aumenta. Qui entra in gioco l’accessorio che non può assolutamente mancare ad un fotografo di paesaggi, un treppiede che ci aiuta evitare l’effetto mosso e ci da la possibilità di lavorare con tempi molto lunghi. Ricordate che gli obbiettivi grandangolari tendono ad offrire molta tridimensionalità oltre ad angolo di visuale enorme e molta profondità di campo. I teleobbiettivi, al contrario, tendono a “schiacciare” le nostre fotografie e renderle piatte.

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TimeLab vi presenta Bresson e la Street Photography

TimeLab vi presenta Bresson e la Street Photography

TimeLab vi presenta Bresson e la Street Photography, i reportage di vita quotidiana e il suo fondatore.

Il fotografo francese HENRI CARTIER-BRESSON, il padre del moderno fotogiornalismo, ha ispirato moltissimi fotografi che da lui hanno preso ispirazione. Le sue immagini crude catturano le emozioni dei suoi soggetti e le sue composizioni fotografiche sono fenomenali esempi di sensibilità e produttività artistica.

Henri Cartier-Bresson fu un fotografo che inizio la sua carriera artistica come pittore. Dato il suo interesse e la sua passione per lo studio e l’analisi dei momenti intimi delle persone intorno a lui, passò a quella che tutt’ora viene denominata STREET PHOTOGRAPHY. Nacque nel 1908 a Parigi da famiglia agiata, la filiera di cotone Cartier-Bresson famosa anche fuori dalla Francia,  che gli offrì la possibilità di seguire le sue aspirazioni e i suoi interessi, e di coltivare una vasta cultura umanistica. Attratto e spinto inizialmente alla pittura dal padre e dallo zio Louise, pittore di professione, Cartier-Bresson arriva alla fotografia alla fine degli anni Venti del Novecento.

La cosa che ha reso Bresson un’eccellente reporter di strada fu la sua capacità di immergersi nel contesto e nella vita stessa che voleva andare  a raccontare con i suoi scatti. Viaggiò per tutto il mondo passando moltissimo tempo in ogni luogo in cui si fermasse per immergersi e capire a fondo ogni cultura e le persone che incontrava. Oltre alla sua Parigi, viaggiò dunque in Africa (1930), a Marsiglia (19329, in Italia (1933), a Madrid (1934) e a New York (1935) dove, con esito negativo, sia avvicinò al cinema offrendo i suoi servigi a G.W.Pabst e a Louis Buñuel. A Parigi collaborò con Renoir nel film La Vie est à nous, e nel 1937 dirisse il film-documentario Victoire de la vie. Nel 1937, la rivista Verve gli pubblicò due foto, e altre due nel secondo numero. Sempre nel 1937 Cartier-Bresson lavorò per il quotidiano comunista Ce Soir. La sua straordinaria capacità analitica e la sua empatia gli permisero di raggiungere un livello di comprensione profondo e una conseguente capacità di raccontare in un singolo scatto intere storie ed intere vite.

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“Per me la fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento, così come della precisa organizzazione delle forme che danno all’evento la giusta espressione”.

[Cit.]

Ma è solo dopo il 1947, con una mostra al MoMa di New York, che le fotografie di Cartier-Bresson raggiunsero una vasta eco anche tra il grande pubblico. Da quell’anno Cartier-Bresson lavorò per la Magnum, agenzia fotografica fondata insieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour, e William Vandivert, e si recò in Asia a fare servizi fotografici. Lo sviluppo sociale creò in quegli anni due elementi che saranno fondamentali nella comunicazione sociale occidentale: la rivista fotografica e la figura del fotoreporter.

“Penso che il concetto di artista provenga dalla borghesia del XIX secolo. Ogni essere umano sensibile è potenzialmente un artista. Poi interviene la concentrazione ecc.: Mozart e Haydn erano dipendenti stipendiati in case private. Quanto a noi fotoreporter, non facciamo altro che tenere un diario di viaggio.”

[Cit.]

Henri Cartier-Bresson dedicò moltissimo tempo ed energie alle fotografie di persone e molte delle sue fotografie furono scattate nel mezzo di grandi eventi come guerre e rivoluzioni. Cartier-Bresson iniziò a fotografare con una Krauss, ma passò poi alla Leika. Viaggiò e lavorò con due macchine fotografiche e tre obiettivi da 35, 50 e 135mm. Prese talemnte tanta dimestichezza e competenza con il suo strumento da rendere la sua macchina divenne un’estensione del suo braccio, un elemento anch’esso dell’ambiente in cui lo stesso autore si immergeva. A partire dal viaggio in Asia, Cartier-Bresson iniziò poi ad utilizzare la pellicola da 30 metri che gli invia la Magnum e che lui poi taglia e inserisce nei rullini che numera in sequenza partendo dal numero 1. Nel 1976 arriva al rullino numero 14.000.

Dopo il viaggio in Asia, dove documentò gli ultimi giorni di vita del Mahatma Gandhi e le cui foto vennero utilizzate sulle pagine di Life, Illustrated, France Illustration e Sie und Er, la fama di Cartier-Bresson cominciò ad aumentare. Life gli commissionò un servizio su Pechino, e nel 1949 Cartier-Bresson era diventato il fotoreporter più conosciuto a livello internazionale

L’idea della fotografia di strada è racchiusa nel voler catturare dei momenti particolari colti senza che il soggetto si accorga della macchina fotografica e del fotografo stesso. Per ottenere quest’effetto mimetico Bresson nascose sempre la sua camera coprendola a volte con vestiti o teli in modo da non influenzare le azioni e le emozioni dei soggetti da lui prescelti.

La composizione delle sue fotografie fu sempre ispirata all’arte pittorica a cui si era dedicato prima di diventare fotografo ed era caratterizzata dal fatto che tutto fosse a fuoco: il soggetto, lo scenario e gli oggetti circostanti. Dopo la sua attività fotografica Bresson tornò a dedicarsi alla pittura avendo lasciato nel campo della fotografia il suo personale apporto di sensibilità e capacità narrativa.

Henri Cartier-Bresson è forse stato il fotografo più amato e conosciuto di tutti i tempi, il suo talento è immenso, così come pure la sua perfezione compositiva e ha lasciato un segno indelebile nella storia della fotografia e dell’arte del saper raccontare.

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TimeLab presenta Ansel Easton Adams

TimeLab presenta Ansel Easton Adams

TimeLab presenta Ansel Easton Adams (1902-1984), un Grande Maestro della FOTOGRAFIA, un personaggio che con la sua vita, la sua interpretazione dell’arte e con la sua tecnica naturalistica. Stiamo parlando di icona mondiale, notissimo per le sue foto naturalistiche realizzate nei numerosi parchi americani della West Coast.

Ansel Adams_TimeLab

Nacque a San Francisco nel 1902. Ebbe la fortuna di nascere in una famiglia benestante, che gli permise di avere un’infanzia felice e agiata.Tuttavia da piccolo era molto solitario e irrequieto, e preferiva godersi gli spettacoli della natura piuttosto che trastullarsi con giochi più adatti alla sua età. A causa proprio di questa sua irrequietezza non fu ammesso alle scuole primarie e quindi i suoi genitori assunsero un insegnante privato. Importante per la sua formazione fu la visita alla “Panama-Pacific International Exposition” nel 1915. L’ispirazione decisiva giunse quando, all’età di 14 anni, Adams visitò lo Yosemite National Park. Fu un’esperienza che lo colpì nel profondo e che gli suscitò un senso profondo di ammirazione nei confronti della natura e di quei paesaggi. Poco tempo ricevette la sua prima macchina fotografica, una Kodak “Brownie”. Solo dopo un anno da quella data, con una macchina fotografica migliore e un treppiede, tornò in quel parco e iniziò la sua attività artistica. Iniziò a sperimentare nuovi scatti, nuove composizioni, nuove tecniche anche di elaborazione in camera oscura. Molti sono stati infatti gli esperimenti che lo portarono anni dopo ad una tecnica di sviluppo ed esplicazione del bianco e nero, chiamatasistema zonale ha influenzato coloro che lo hanno succeduto, lasciando un’impronta tale nella storia della fotografia da meritarsi all’unanimità il plauso mondiale.

Adams_Timelab2 

Si trattava di una tecnica utilizzata per rendere, nella stampa di una foto, la gamma tonale presente in natura e che il nostro occhio, superba e superlativa macchina da presa, riesce a cogliere. Lavorando in bianco e nero, si nota come l’intera gamma di colori possa essere riprodotta in monocromatico dal nero più puro fino al bianco più candido, attraverso “gradi” di grigio man mano meno scuro. Il concetto che sta alla base del sistema zonale è che in una stampa quello che vediamo non riproduce fedelmente la realtà registrata grazie alla macchina. Questo perchè in realtà il range tonale di una stampa di qualità non riesce a simulare alla perfezione quello che vede il nostro occhio a causa di limiti tecnologici e fisici.

"I had been able to realize a desired image: not the way the subject appeared in reality but how it felt to me and how it must appear in the finished print"  [Cit.]

L'obiettivo è riuscire a ottenere quello che si  desidera. Non l'immagine nella sua                         somiglianza alla realtà ma l'immagine come     prodotto finale del processo fotografico           previsto ancor prima dello scatto.

Da giovane sperimentò vari generi di fotografia e varie tecniche, ma anche l’incisione, l’effetto soft-focus, alcuni processi particolari in camera oscura e altre particolarità proposte dai cosiddetti “fotografi pittorici”, cioè fotografi che cercavano di mettere sullo stesso piano molte arti contemporaneamente come la fotografia, la pittura e il ritocco.

Maturò durante la sua carriera una sempre più forte fede ambientalistica, volta appunto a preservare gli immensi doni che la Natura ci ha concesso, e che Adams aveva tentato di riprodurre nei suoi lavori in un anelito al realismo senza fine. Solo nel 1927 decise di creare un suo portfolio, in modo da poter permettere a un pubblico più vasto di conoscerlo ed apprezzarlo.

Sistema Zonale e Prefigurazione dell’Immagine. Volete saperne di più?

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